Immatricolare un'auto tedesca in Italia
La parte cara non è la pratica: è la pratica che non si chiude
Immatricolare in Italia un'auto comprata in Germania è un percorso lungo ma prevedibile. I problemi seri non nascono quasi mai allo sportello: nascono a monte, quando si è già pagato un veicolo che allo sportello non può arrivare. Un documento di proprietà che resta in mano a una banca tedesca, un telaio segnalato come rubato, dati tecnici che non corrispondono a quelli certificati: in tutti e tre i casi la pratica si ferma, il denaro è già uscito e la controparte è in un altro paese.
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Per questo mettiamo prima la procedura e poi, alla fine, i controlli che la rendono sicura.
I documenti che devono esistere prima dell'acquisto
Dalla Germania servono gli originali, non le copie.
- Zulassungsbescheinigung Teil I, il vecchio Fahrzeugschein: il documento di circolazione.
- Zulassungsbescheinigung Teil II, il Fahrzeugbrief: il documento di proprietà. Senza questo l'auto non si immatricola in Italia. Se è ancora presso una banca o una società di leasing, il venditore non è nella condizione di vendervela.
- Certificato di conformità europeo (COC), che attesta l'omologazione della vettura. Semplifica enormemente la pratica italiana; in sua assenza servirà un passaggio tecnico presso la Motorizzazione, con tempi e costi in più.
- Fattura o atto di vendita, con i dati completi di venditore e acquirente.
- Prova della cancellazione dal registro tedesco (Abmeldung) e, per il rientro su strada, targhe di esportazione con relativa assicurazione.
Il nodo fiscale: usato o nuovo agli occhi dell'IVA
È il punto che sorprende più acquirenti, perché la definizione fiscale non coincide con il senso comune.
Ai fini IVA un veicolo proveniente da un altro Stato dell'Unione è considerato usato solo se sono trascorsi più di sei mesi dalla prima immatricolazione e ha percorso più di 6.000 km. Se manca anche solo una delle due condizioni, è nuovo: l'IVA si versa in Italia, con il modello F24 Elide, prima di poter immatricolare.
Se il veicolo è usato e viene da un privato, non c'è IVA italiana da versare. Se viene da un operatore commerciale tedesco che applica il regime del margine (Differenzbesteuerung), l'imposta è già assolta in Germania e non si ripaga qui: fatevi indicare il regime in fattura, per iscritto, prima di firmare.
In ogni caso la pratica passa da una verifica sulla posizione fiscale del veicolo: è il motivo per cui i dati del venditore e la fattura devono essere impeccabili.
Dove si presenta la domanda
L'immatricolazione si richiede alla Motorizzazione Civile, direttamente oppure — nella pratica, quasi sempre — tramite uno Sportello Telematico dell'Automobilista: agenzia di pratiche auto o delegazione ACI.
Dal 2021 il risultato non è più la coppia carta di circolazione più certificato di proprietà, ma il Documento Unico di Circolazione e di Proprietà, che riunisce entrambe le funzioni in un unico documento. È il documento che riceverete e che dovrete conservare.
Alla domanda si accompagnano l'iscrizione al PRA e il pagamento dell'IPT, l'imposta provinciale di trascrizione, il cui importo varia per provincia e in funzione della potenza del veicolo, oltre a imposta di bollo e diritti.
Sui tempi e sui costi conviene farsi fare un preventivo scritto: l'onorario dell'agenzia, l'eventuale traduzione asseverata dei documenti tedeschi, l'IPT e l'eventuale passaggio tecnico in Motorizzazione compongono un totale che varia parecchio da caso a caso. Chiedete che ogni voce sia indicata separatamente.
Il vincolo temporale da non sottovalutare
Chi risiede in Italia non può circolare stabilmente con un veicolo immatricolato all'estero: la regola introdotta nel Codice della Strada fissa un limite di sessanta giorni di circolazione, superato il quale scattano sanzioni e il rischio di fermo. Le targhe di esportazione tedesche hanno inoltre una validità limitata e un'assicurazione dedicata.
Tradotto in pratica: la pratica va avviata appena l'auto arriva, non quando si trova il tempo. E va avviata sapendo che i documenti sono a posto.
I controlli che vanno fatti prima, non dopo
Torniamo al punto di partenza. Tre verifiche, tutte possibili partendo dai 17 caratteri del numero di telaio, che in Germania si chiama FIN e che resta identico dopo la reimmatricolazione italiana.
Che l'auto sia quella dichiarata. La verifica gratuita su Carlytics restituisce marca, modello, anno di produzione, motore con cilindrata, potenza e alimentazione, cambio, trazione, carrozzeria, paese di fabbricazione e i richiami di sicurezza ancora aperti, incrociati su oltre 138.000 campagne fra NHTSA, Sistema di allerta rapido UE e Transport Canada. Se i dati tecnici non collimano con quelli del COC, la discrepanza va chiarita prima, non allo sportello.
Che non ci siano segnalazioni sul veicolo. Controllo furto e verifica di gravami fanno parte del rapporto completo a 8,90 euro, insieme allo storico del chilometraggio, ai passaggi di proprietà dove disponibili e alle tracce di danni. Nel gratuito questi tre capitoli non ci sono: va detto chiaramente.
Che il chilometraggio regga. Quando l'auto sarà targata Italia, il Portale dell'Automobilista mostrerà gratuitamente le revisioni italiane con il chilometraggio rilevato: un ottimo servizio pubblico, che però parte dal giorno dell'immatricolazione italiana. Gli anni tedeschi — quelli in cui l'auto ha percorso di più — non compaiono, perché nessuno li ha mai registrati in Italia. Quella parte si recupera solo dai registri esteri, e il nostro archivio raccoglie circa 900 milioni di record da oltre 47 paesi proprio per questo. Aggiungiamo per correttezza che non abbiamo accesso agli archivi italiani: PRA, ACI e Motorizzazione non sono fonti che leggiamo.
L'ordine giusto
Numero di telaio e verifica gratuita, richiesta dei documenti originali, rapporto completo, trattativa, pagamento, trasporto, pratica. In quest'ordine, l'immatricolazione è una formalità amministrativa. In ordine inverso, è il momento in cui si scopre il problema.
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